una donna bella e ombrosa, proprio a me.
Non è questo il tempo di una rosa nell’occhiello:
tu farai un frullato con il mio cervello.
Però alla vita non dico di no,
io l’ho il coraggio lo trovo, ce l’ho,
perciò quindi avanti con poca prudenza,
mio amore, mia allegra coscienza.
Baci, tanti baci, caldi vivi,
baci privi spesso di pudore:
sei un diluvio, un motore a scoppio d’amore.
Bella, forte, sana, spaventata solo dagli aeroporti
e dai pensieri un poco aperti.
Con te mi diverto, mi piace con te,
con te arrabbiarmi, giocare con te.
Perchè grande amore mio nato in provincia
è con te che io spezzo la lancia.
Quindi avanti in tandem, tu davanti, io di dietro, per colline per cascine, litigando.
Avanti così.
No, non salutare tutti quanti, non sta bene, non è bello.
Io non sono il tuo ombrello. Lo so, alla vita non dico di no,
io l’ho il coraggio lo trovo, ce l’ho,
perciò quindi avanti con poca prudenza,
mio amore, mia allegra coscienza.
L. Battisti – Amore mio di Provincia
-Ebbene si, mi avete scoperta, sono proprio una fan di Battisti. Una fan abbastanza sfegatata, ma si va pur sempre a periodi, e proprio nelle ultime settimane mi è tornata vogli di riascoltarlo, precisamente l’album Si, Viaggiare.. ‘76 ‘82. Ma in mezzo ai tanti brani è saltato fuori anche Amore mio di provincia, dell’album Le avventure di Lucio Battisti, che secondo me è un piccolo gioiello della produzione del grande Lucio.
A partire dall’energia che sprigionano testo e musica, rafforzati da tutte le immagini della campagna soleggiata e sana che intorno a Milano non esiste. Mi vengono in mente le gite che facevo da bambina nella bassa veronese, in bicicletta con i miei genitori, sotto un gran sole, in mezzo a campi operosi e ordinatamente divisi.
Ma oggi, cosa rimane degli amori di campagna? Dove sono finite le ragazze belle forti sane, spaventate dai pensieri un poco aperti? Ci sono ancora nelle nostre campagne quelli che salutano tutti?
E noi cittadini, noi l’abbiamo ancora quel coraggio incosciente?
